La politica delle clientele ha generato un mostro che divora risorse senza produrre ricchezza. Lo stato dei servizi pubblici, in diverse parti dell’isola, è tutt’oggi penoso. Il degrado di certe periferie palermitane resta impressionante. In molti paesi dell’interno dove ancora cinquant’anni fa erano fiorenti l’agricoltura, l’allevamento e l’artiginatto l’economia ruota oggi intorno al rimboschimento, un’attività in buona misura fittizia, alimentata dalla Regione, che ha finito per distruggere il senso del lavoro. La più grande industria di Palermo è il Comune, che dopo aver imbarcato precari a go-go è arrivato sull’orlo del fallimento. L’edilizia si trascina un po’ dappertutto grazie all’abusivismo, che non ha mai smesso di esistere nonostante tutte le sanatorie. L’interno continua a svuotarsi di energie e di abitanti. A questo sono serviti oltre 50 anni di autonomia, e la Regione è l’emblema di questo disastro.